18 marzo 2012
185.
Ieri mi è capitata una situazione durante la quale mi sarebbe piaciuto essere un buco nero. In quel caso avrei potuto captare tutte le informazioni, ascoltare il discorso che mi veniva rivolto e assorbirne il significato, senza però emanare nessun tipo di risposta. Perché in certi casi non basta stare in silenzio, quando anche il silenzio è una maniera di comunicare non verbalmente con la propria presenza. Sono sicuro che qualsiasi parola avessi detto sarebbe stata fraintesa, e non avrebbe espresso correttamente le mie sensazioni, ma allo stesso tempo sono convinto che il mio silenzio è stato comunque interpretato in maniera scorretta. Non avrei voluto avere degli occhi con cui ho nascosto lo sguardo, non avrei voluto avere delle gambe su cui ho dondolato impacciatamente, non avrei voluto avere delle corde vocali con cui ho tentennato farfugliando. Né avrei voluto avere mani fredde, braccia rigide e orecchie a sventola. Come vi ho detto, essere un buco nero sarebbe stata l'unica maniera di risolvere la questione. Ci ho anche provato, ma il meglio che sono riuscito a fare è stato farmi venire il mal di pancia.
05 febbraio 2012
19 gennaio 2012
183.
Capita che uno usi normalmente la matita portamine per scrivere le sue cose, e quando si sbaglia a scrivere, allora la gira e usa la gommina che c'è dietro. Uno poi non tiene il conto delle volte che la usa perché è concentrato su quello che sta scrivendo, non su quello che sta cancellando. Uno cancella quando gli serve, e anche se ogni tanto pensa che non dovrebbe, che prima o poi finirà il gommino se va avanti così, anche se pensa queste cose uno lo usa, il gommino, per comodità. Poi il tempo passa e nota che il gommino è consumato, e lo nota la volta che il ferro stride proprio contro il foglio. Che desolazione, quando succede. Ed è così che io mi sento ora, anche se non ho finito proprio nessun gommino, anzi.
07 gennaio 2012
182.
Ci sono delle persone che sembrano la versione demo di se stesse: hanno delle limitazioni, qualche restrizione e un generale senso di parzialità che ti fa letteralmente impazzire. Cerchi di dedurne il serial number studiandole e provando a prevederle. Vorresti ottenere il loro massimo ma continui a farlo illegalmente: basterebbe invece comprare la versione ufficiale, che si paga smettendo di essere tu una di quelle persone.
06 novembre 2011
06 settembre 2011
13 agosto 2011
01 agosto 2011
177.
C'è il momento in cui smetti di lamentarti dei difetti e delle debolezze di chi ti sta intorno e cominci a vedere quali sono i tuoi (difetti) e le tue (debolezze), e quello è il momento in cui puoi cominciare a scrivere un blog di mille post senza essere ripetitivo, o puoi comporre un album, o aprire un flickr interessante, e puoi anche diventare scrittore, regista, fotografo, nel tempo libero o nella vita. Se l'arte non è un'autocritica, stai solo facendo del tuo talento qualcosa che è utile come una lettera di lamentele al quotidiano locale letto da un pensionato nella sala d'attesa del medico della mutua. Come questo post.
08 luglio 2011
176.
Le persone che ho amato e che amo mi conoscono più di quanto io non conosca me stesso. Le ho allontanate o le tengo lontane facendo loro credere di non sapere abbastanza di me, invece dovrei farmi raccontare cosa hanno visto o cosa vedono. Basterebbe poco, dei frammenti di me raccontati da qualcuno che ha saputo guardarmi. Sarebbe sufficiente, perché io non so vedermi, so soltanto schermarmi.
175.
Nonostante io abbia sempre avuto una grande cura nel maneggiare oggetti di qualsiasi fattura, e nel conservarli intatti negli anni e ormai nei decenni, trovo sempre un piacere catartico nel distruggere ciò di cui mi voglio liberare, rendendolo non solo inutilizzabile ma irriconoscibile. Ho cercato frequentemente di perseguire con impegno le mie scarse ma eterogenee doti creative, mentre è con naturalezza consolatoria che mi sono raramente abbandonato ai piaceri della distruzione. A parte la solita curiosità infantile nell'uccidere piccoli rettili, aracnidi e invertebrati, ho sempre avuto un'anomala attrazione per il fuoco, enorme ma costantemente controllata.
L'altro giorno mi sono liberato di una poltrona, armato di un paio di forbici e di un cacciavite. E qui arrivo al punto dove vi volevo portare con questa storiella. Per quanto possa essere intensa e brutale la mia forza distruttiva, o quella del fuoco, le viti andranno sempre e comunque svitate con un cacciavite. Vorrei che le mie parole e i miei pensieri fossero così impeccabili nella logica da costringere a stare al mio gioco chi li volesse smontare o distruggere.
05 giugno 2011
10 aprile 2011
03 aprile 2011
172.
Per un attimo - prima che la mia reazione di incredulità fosse seguita da una sovrapposizione di emozioni diverse, che andavano dal senso di leggerezza dovuto a una liberazione e arrivavano alla preoccupazione di quale potrebbe essere stato fra i miei comportamenti ad indurti ad una malaugurata forzatura della tua sincerità, sempre che di forzatura si trattasse perché nella peggiore delle mie ipotesi (ipotesi che prendevano forma nella mia testa fra le 4:43 e le 5:21 della notte) il tutto potrebbe anche essere stato soltanto una maniera superficiale di darmi ragione su un argomento con il quale non si può ragionare - per un attimo - mentre già lo scarso controllo del mio raziocinio lasciava che la gioia di entrambi si materializzasse sotto forma di lacrime e muco che rendevano il nostro bacio uno scambio di umori caldi di varia provenienza - per un attimo mi è sembrato di capire che dicessi andiamo, o siamo, o ti-chiamo.
26 marzo 2011
17 marzo 2011
170.
Conosco alcuni che coltivano bene le amicizie e si trovano in un ambiente accogliente quando rimangono senza amore, e conosco alcuni che invece nutrono amori estraendoli dal gruppo di amici. Entrambe le tipologie di persona sanno gestire abbastanza bene amicizia, amore e rispetto di sè. Tu invece vivi in quella zona desolata, troppo poco dedita agli amici per vivere una relazione sana, e con troppe serate senza dolce compagnia per giustificare il tuo silenzio con queste persone. Se ti incontrano in libreria ti chiedono subito se sei lì con lei, tu ti guardi in giro spaesato e rispondi no no. Ti guardi in giro come se potessi vedere te stesso fra le facce che ti circondano: la tua presenza è tanto più intensa quanto lo è l'assenza di chi ti conosce. Compare qualcuno e puf! sei già scomparso.
27 febbraio 2011
07 febbraio 2011
168.
Mi era stato detto che all'inizio di quella mostra avrei trovato un grande pianoforte che ripeteva un LA. Io avevo undici anni e per qualche motivo che ora non riesco a immaginare sapevo che quando si alza la cornetta la nota che fa tu-tu-tu è proprio un LA. Allora ho fatto così, quando siamo partiti da casa ho alzato la cornetta e mi sono memorizzato la nota, ho cominciato a intonarla con il proposito di arrivare a quel pianoforte con la nota giusta. Quando sono arrivato la nota non era più quella giusta, e ho capito che avevo sbagliato qualcosa. Si vede che avevo ammosciato il LA facendolo tendere a un SOL. Ma non è finita. Alla fine della mostra mi spiegarono che quello del pianoforte non era un LA, ma un DO. E aspettate non è ancora finita, sentite qua: anni dopo scoprii che non era un LA neanche quello del telefono. Fine. E questo potrebbe essere un buon riassunto della mia vita per così dire sentimentale, se non addirittura della mia vita in senso lato.
05 febbraio 2011
02 febbraio 2011
166.
Ci sono tutte quelle cose naturali come le stelle, i temporali, le onde e gli eventi atmosferici che anche se spiegate scientificamente nulla mi impedisce di ammirarle incantato. Poi ci sono tutte le altre cose, quelle umane, che una volta analizzate nel dettaglio, studiate, dissezionate ed esplicate mi provocano ribrezzo, si rivelano a volte banali, a volte stupide, a volte spregevoli: i tatuaggi, la religione, lo sport, l'arte, le droghe, il corteggiamento, la famiglia, la patria, le bevute insieme, le risate, le diete, la masticazione, la deglutizione, il bolo, la filosofia, le teorie, la politica, le collezioni, i ritrovi, la solitudine, le lamentele sulla solitudine, le fotografie, l'abbigliamento, la moda, i colori preferiti, le speculazioni, gli stipendi, le carriere, le riflessioni, i blog, i commenti dei blog, noi persone che leggiamo i blog di altre persone che conosciamo o che non conosciamo e osserviamo, senza immaginare che anche la nostra osservazione faccia parte di questa sterminata mediocrità umana. E allora avanti, dimentichiamoci quanto sia scontato questo istante di lettura e chiudiamo questa finestra per continuare con noncuranza il nostro giro, si ricomincia con la nostra straordinaria vita (dio quanto mi sento unico ora che l'ho detto) pronti partenza via
19 ottobre 2010
07 ottobre 2010
20 agosto 2010
160.
Cambio traiettoria di colpo, mi giro e mi accorgo che il tizio mi sta proprio seguendo. Io sono magro e lui è muscoloso, ha tutta l'aria di essere un grosso slavo rissoso con cui è meglio non discutere, ma quindi cosa posso fare? Intanto è meglio stare in mezzo alla gente: entro nel negozio, entra anche lui. Giro a vuoto, lo fa anche lui. Mi affretto verso l'uscita per tornare di colpo, come se mi fossi dimenticato di guardare qualcosa, lui ripercorre i miei movimenti più lentamente, stando dieci passi indietro. Il suo modo becero di starmi addosso è talmente sgraziato che mi fa perdere qualsiasi speranza di potermi rapportare a lui se non tramite una qualche comunicazione primitiva, un linguaggio ottuso e stolido. Mi fermo e lo guardo dritto negli occhi per fargli capire, mentre lui mi fissa inespressivo.
159.
Mio papà e una sua amica dovevano intervistare uno scultore. L'amica era da giorni che glielo descriveva come un tizio sciatto, con la barba incolta, i capelli unti e il volto trascurato, insomma, un vero artigiano grezzo. Quando si sono incontrati, lui per l'intervista era tutto elegante, lustro e pettinato, insomma, un vero designer raffinato. L'amica si è stupita così tanto che le è scappato un Ma cosa diavolo ti è successo?. Lui, che la settimana prima si era rotto un dito, ha cominciato a raccontare come era inciampato.
28 luglio 2010
158.
Mio papà mi dice che ha preso la Simmenthal e mi chiede se mi piace, e io gli dico che sì non mi dispiace. Allora mi dice che lui la può mangiare quando non ci sono a pranzo, e io gli dico che anche io la posso mangiare quando lui non c'è. Allora, ci penso un attimo e poi gli dico, la prossima volta che non ci siamo a pranzo, la mangiamo.
21 luglio 2010
20 luglio 2010
10 luglio 2010
155.
Un tale, che per dei motivi irrilevanti è di buon umore, decide di allungare la strada e tornare a casa passando dal parco, godendosi un po' la passeggiata. Poi mentre cammina sereno calpesta un passerotto in decomposizione, che il molliccio gli si appiccica anche alla suola. Torna a casa dandosi dello stupido, che motivo c'era, si dice da solo, che motivo c'era di essere felice per delle cose così irrilevanti.
30 giugno 2010
27 giugno 2010
153.
Da bambino, quando avevo fatto un qualche sacramento in cui bisognava dire rinuncio a satana, non l'avevo detto. Avevo detto gnegnegnugno per muovere la bocca insieme a tutti, e pensavo: non prometto niente, metti che poi con satana si sta meglio. Invece ora rinuncio di continuo a questo e a quello e mi sa che ne capivo di più da bambino. A forza di vivere ci si complicano le cose più di quel che sono, è come avere dei lunghi spaghi attaccati dappertutto e ogni volta che ti muovi si annodano sempre di più, poi va tutto a finire come con questo discorso che è cominciato bene e ora non so più cosa volevo sostenere, quindi rinuncio.
26 giugno 2010
21 giugno 2010
18 giugno 2010
12 giugno 2010
08 giugno 2010
148.
Ognuno quando sta da solo sta in una maniera diversa da quando qualsiasi altra persona sta da sola, perché è diverso se tu stai in compagnia di Luigi o di Aldo, quindi sarà diverso anche per Luigi stare con Luigi o per Aldo stare con Aldo. A me piace stare da solo e mi piacerebbe che tutti potessero stare con se stessi come sto io con me stesso, ma la cosa non è possibile. Forse qualcuno che sta insieme a me, e nel pomeriggio si trova seduto accanto a me mentre sto in silenzio e mi godo l'arietta fresca, può provare come ci si sente a stare con me stessi, ma ho come la sensazione che non mi stiate capendo.
147.
Quando ero alle medie andavo a giocare al parco ad arrampicarmi su un albero e c’erano sempre una bambina piccolissima con il suo papà. Me li ricordo perché il papà somigliava a Carlo d’Inghilterra ed era sempre in bici e la bambina aveva le stesse gote rosse e gli occhi a palla. Il mese scorso ho visto l’albero: è tutto potato e piuttosto malmesso. L’altra settimana ho riconosciuto chiaramente la bambina, e si è trasformata in una ragazza brufolosa e andava in giro col moroso. Stamattina ero in macchina e ho visto anche il papà, sempre in bici, e ormai è un vecchio malmesso. Non so cosa m’abbia preso ma ho controllato immediatamente nello specchietto retrovisore, e per fortuna, mi son detto tirando un sospirone, per fortuna io sono ancora io.
02 giugno 2010
146.
Stamattina eravamo sul balcone a fare una pausa studio e la signora del palazzo di fronte si è affacciata compiacendosi con noi della limpidezza del cielo. Dopo qualche secondo di silenzio le si è chiesto come andava. Va, va, ha detto, ma aveva cambiato tono di voce ed è andata via senza salutare perché stava già piangendo. Siam tornati tutti dentro come se stesse piovendo.
30 maggio 2010
19 maggio 2010
143.
Conosco tante persone che son sempre pronte a lamentarsi di essere grasse: no non mangio questo altrimenti mi viene la pancetta, no altrimenti guarda qui che lonze, sarà meglio che mangi solo un'insalatina. Però non conosco nessuno che si lamenti di essere stupido: no non vado a messa altrimenti divento ancora più superstizioso, no altrimenti guarda che faccia da ritardato, sarà meglio che legga un saggio di medicina. Eppure se mi chiedessero il nome di una persona grassa non me ne verrebbe in mente una neanche in un quarto d'ora, cosa me ne importa? Mentre se mi chiedessero il nome di una persona stupida avrei subito pronto qualche nome e cognome.
15 maggio 2010
14 maggio 2010
29 aprile 2010
140.
Non rispondo. A volte proprio capita che qualcuno mi faccia una domanda e, un po' per distrazione un po' perché si cambia discorso, io non rispondo. Poi la sera ci ripenso, a volte anche il giorno dopo, mi torna in mente quella domanda alla quale proprio non ho risposto. Allora mi chiedo che cosa stia pensando l'altro di me, quello che si è visto la mia faccia assorta ed è rimasto con la sua domanda. Me lo chiedo, però non rispondo.
19 aprile 2010
139.
Stamattina il direttore di radio maria parlava del tempo. Avevano detto che sarebbe stata una primavera secca e calda e siamo qui che tremiamo di freddo. Questi climatologi, ha detto, se guardassero un po’ più la realtà si renderebbero meno ridicoli. Poi ha detto: ora preghiamo, il signore che è nostro pastore.
17 aprile 2010
12 aprile 2010
137.
Se ti riconosci nei suoi difetti ma vuoi rimanere vicino, un po' per imparare a guardare a te stesso con meno severità, un po' per cercare di non peggiorare tenendoti un esempio sempre davanti agli occhi, allora si chiama amicizia. Se ne ammiri i pregi e ti tieni vicino per delegare l'impegno di continuare a stupirti, tenendo per te la pigrizia di ripeterti ogni tanto "ah come vorrei saper essere così anche io", beh, allora è proprio amore.
136.
Ho inspirato una boccata di ricordi invernali. Poi è partita per caso questa traccia, a tradimento, mentre lavoravo, stanotte. Ho espirato una boccata di ricordi estivi.
04 aprile 2010
02 aprile 2010
20 marzo 2010
06 marzo 2010
131.
La compagnia si prepara per spostarsi in un altro locale. Ci si avvia alle macchine mentre alcuni rallentano il passo. L'intesa è silenziosa: il gruppo si sta per sfoltire. Alcuni fra i più anonimi stanno per tornare alle proprie case, sono i personaggi secondari, le comparse, gli sconosciuti. Cammino fra questi riconoscendomi nella loro assenza di particolarità, potrei essere il leader da tanto poco mi distinguo. Ormai siamo un branco senza forma che si è distaccato da quello dei protagonisti, loro se ne accorgono e ci rivolgono attenzione. Dai venite anche voi. No dobbiamo andare. Finto dispiacere. Saluti.
I coraggiosi avanzano mentre noi ci disperdiamo per essere inghiottiti meglio dall'oblio.
24 febbraio 2010
21 febbraio 2010
18 febbraio 2010
17 febbraio 2010
15 febbraio 2010
13 febbraio 2010
10 febbraio 2010
06 febbraio 2010
121.
Carnevale: "No alle maschere del duce e di Hitler" ha detto un tizio con la maschera di Alemanno.
Ex-vescovo dichiara: "I gay non possono fare comunione", potranno però continuare a darla. (spunto da *)
03 febbraio 2010
01 febbraio 2010
18 gennaio 2010
09 gennaio 2010
116.
I ristoranti che espongono con orgoglio le foto delle celebrità fermatesi da loro dovrebbero mostrare anche quelle con i pedofili, gli assassini e i criminali che sono passati di lì. Devo farmi un'idea completa della situazione, non posso accontentarmi di sapere quello che vogliano che io sappia.
30 dicembre 2009
115.
Notte, gelo, solitudine: parole abusate. Non vanno bene per trascrivere quello che volevi trascrivere. Fattene una ragione: ci sono dei momenti che non condividerai mai con nessuno. Puoi provare a parlarne o a scriverene, per credere di poterli trasmettere, puoi scrivere una descrizione dell'evento, o le sensazioni che hai provato, o entrambe le cose, ma il collegamento che le ha attivate non è logico e non potrai mai registrarlo. Cercando di farlo stravolgerai il ricordo della tua sensazione come già è traccia di una finzione tutto ciò che è stato scritto e raccontato. Parti dal presupposto che non puoi: taci. Goditela la notte, il gelo, la solitudine e quelle idee che un banale contesto ti suscita. Smettila di agire come se l'amore o l'amicizia fossero l 'unico modo di trovare contatto con il mondo. Non c'è questa intesa che vai cercando, neanche con te stesso: altrimenti quel momento te lo saresti goduto per davvero senza pensare di doverlo scrivere qui.
29 dicembre 2009
23 dicembre 2009
113. (a serious man)
Dicono che dei Coen sia un film minore, per me è quello essenziale.
Dietro ci sono Kafka, Beckett, Camus, l'umorismo ebraico, il principio di indeterminazione di Heisenberg.
Dentro c'è l'uomo ordinario, l'apatia, l'inadeguatezza, il soffocamento.
Fuori, appena fuori dall'inquadratura, nella stanza accanto che urla, dall'altra parte del filo del telefono, all'orizzonte del paesaggio, fuori c'è la morte: la comicità è una tragedia narrata per litote.
Dietro ci sono Kafka, Beckett, Camus, l'umorismo ebraico, il principio di indeterminazione di Heisenberg.
Dentro c'è l'uomo ordinario, l'apatia, l'inadeguatezza, il soffocamento.
Fuori, appena fuori dall'inquadratura, nella stanza accanto che urla, dall'altra parte del filo del telefono, all'orizzonte del paesaggio, fuori c'è la morte: la comicità è una tragedia narrata per litote.
22 dicembre 2009
20 dicembre 2009
18 dicembre 2009
15 dicembre 2009
109.
Ci ho pensato tanto, a come definire il presente, la sua inconsistenza, la sua irrilevanza rispetto al continuum fra passato e futuro, la sua tendenza ad essere una frazione infinitesimale del tutto, e allo stesso tempo il suo non far parte di questo tutto. Insomma il presente è un segnalibro.
07 dicembre 2009
108.
Voglia di vivere. Cosa diavolo è? Funziona tipo la voglia di respirare? O come la voglia di comprimere il ventricolo sinistro? Come fai ad avere voglia di qualcosa che avviene indipendentemente dalla tua volontà? Esiste solo la voglia di morire, e a quanto pare non ce l'hanno in molti, quindi diffidate di chi dice di avere voglia di vivere: di certo sta cercando di vendervi qualcosa di guasto.
02 dicembre 2009
30 novembre 2009
105.
Quando piove in città d'autunno sembra di essere dentro un pentolino con una tisana senza filtro: le foglie secche stanno sul fondo a macerare insieme a cartacce, mozziconi e fango.
Maledetto me e il mio sguardo basso, devo arrivare proprio sotto il negozio, con le scarpe e la testa bagnate, per accorgermi che è chiuso.
Maledetto me e il mio sguardo basso, devo arrivare proprio sotto il negozio, con le scarpe e la testa bagnate, per accorgermi che è chiuso.
29 novembre 2009
27 novembre 2009
103.
Per affrontare un problema ci sono due modi codardi di procedere: il primo, più semplice, è evitarlo; il secondo è vivere il presente come una vaga macchia di tempo che si estende fra il passato (nel quale il problema non c'era) e il futuro (nel quale il problema sarà risolto). In questa maniera si sminuisce così efficacemente l'entità del proprio male che non ci si sente più ostacolati da un impedimento. Ma intanto a scorrere non è la vita, è solo il tempo, e il problema rimane là dove lo si è lasciato: nel presente.
23 novembre 2009
21 novembre 2009
18 novembre 2009
100.
Ho provato a fare musica con fixed things get broken twice, ho provato a scrivere seguendo una certa linea su lovebone, ho provato a filmare, a disegnare. Sto provando a laurearmi, a fotografare, a farmi una cultura. Ogni volta riesco a tenermi alla larga dall'assorbimento e dalla devozione che servono per entrare nella parte e diventare professionali, forse sarà un modo per sottrarmi alle responsabilità ed evitare il confronto. Il punto è che faccio poco e di quel poco sono vagamente soddisfatto, poi penso di non aver altro da aggiungere di interessante, quindi smetto. A volte penso che se son fatto così, se nel perdere interesse in qualcosa cerco una conclusione prematura, succederà lo stesso con me, e vivrò poco.
14 novembre 2009
97.
Poligamo e pedofilo!
Così ha urlato la Santanchè per sconsacrare un modello fideistico, per redarguire un uomo che dovrebbe invece ispirare moralità. E invece è - secondo la nostra cultura - poligamo e pedofilo: una persona che dorme con più donne e avente rapporti sessuali con soggetti che non hanno ancora raggiunto l'età del consenso. A chi è che si riferiva esattamente?
10 novembre 2009
96.
Delle ronde non frega un cazzo a nessuno, non è mai fregato niente per davvero: tutti i leghisti stavano lì a dire che era giusto che ci fossero, pensando che qualche loro zio avvinazzato e manesco avrebbe difeso bene il quartiere. Noialtri invece ci indignavamo pensando al grande ritorno del fascismo, delle camicie nere, della violenza becera. Gli zii sono rimasti tutti a casa a mangiare la polenta e guardare qualche ondeggiante culo immigrato in tv.
Dei crocefissi non frega un cazzo a nessuno, non è mai fregato niente per davvero: tutti i cristiani stanno lì a dire che è giusto che ci siano, pensando che qualche bambino ritardato alzi lo sguardo ogni tanto e si renda conto che quel simbolo tradizionale di misericordia e sacrificio pervade la nostra cultura. Noialtri invece ci indignamo pensando alla religione di Stato, agli eserciti di preti, al pluralismo culturale violato. I crocefissi rimarranno infitti in alcune classi, condannati a essere inchiodati la seconda volta da cortigiani lustrascarpe, e rimarranno assenti in altre classi, deposti dagli imbianchini e distrattamente dimenticati, ma in entrambi i casi saranno ignorati da chi li vede tutti i giorni.
Di tante questioni non frega un cazzo a nessuno, per questo se ne parla, sono storielle e intermezzi pubblicitari: qualcuno ne avrà guadagnato qualcosa, «e dopo Carosello, tutti a nanna».
07 novembre 2009
95.
John Cage con Composizione 4'33'' ha espresso il silenzio: "non ho niente da dire e lo sto dicendo": l'assenza è prestigiosa. Io quando non voglio dire niente parlo e mi esprimo discretamente, lasciando che la mia presenza sia insignificante.
02 novembre 2009
94.
Il Pd, con in testa Massimo D’Alema, promuove la proposta avanzata dal finiano Adolfo Urso di introdurre l’insegnamento facoltativo dell’Islam nelle scuole. Bella idea del cazzo, poi facciamo l'ora di Crociate in cui le due fazioni si scontrano per vedere quale simbolo religioso potrà essere appeso sopra la lavagna. Se ci tengono tanto a controbilanciare l'ora di religione nelle scuole propongo l'ora di scienza nelle chiese, presieduta da un professore scelto dall'Unione Atei Agnostici e Razionalisti, stipendiato dalla chiesa.
24 ottobre 2009
92. (analisi II)
Teorema. Prendi quelle persone che non senti più da mesi o addirittura anni, quelle che ti evitano se le incontri, quelle che a volte cerchi anche di non nominare. Uscendotene dal nulla prova a scrivere loro qualcosa di educato, senza essere troppo drammatico e senza essere troppo pietoso. Se ricevi una risposta gentile, sei tu lo stronzo, lo sei sempre stato. Punto.
Dimostrazione. Ovvia.
Osservazione. Quando sorridevi per vedere il sorriso di risposta e per valutare in che proporzione lei fosse influenzata dal tuo umore. Quando stavi in silenzio per vedere chi l'avrebbe interrotto per sfinimento. Quando dissimulavi il malessere per vedere se era capace di vedere attraverso. Quando (...) eri tu che facevi degli esperimenti imbecilli, e sarebbe ora che la smettessi di considerare un campo scientifico cui applicare la logica anche la tua stessa mente.
Dimostrazione. Ovvia.
Osservazione. Quando sorridevi per vedere il sorriso di risposta e per valutare in che proporzione lei fosse influenzata dal tuo umore. Quando stavi in silenzio per vedere chi l'avrebbe interrotto per sfinimento. Quando dissimulavi il malessere per vedere se era capace di vedere attraverso. Quando (...) eri tu che facevi degli esperimenti imbecilli, e sarebbe ora che la smettessi di considerare un campo scientifico cui applicare la logica anche la tua stessa mente.
22 ottobre 2009
21 ottobre 2009
19 ottobre 2009
89.

Né amore né odio. Ora che so di non provare passione o disprezzo per nulla o per nessuno, posso meglio adattarmi ai vari surrogati di affetto o di insofferenza, di simpatia o di distacco. E mi riesce bene, perchè per tutti sono sempre stato il tiepido surrogato di un amico, di un moroso, di un figlio.
17 ottobre 2009
15 ottobre 2009
87.
E' inutile che ti industri tanto per migliorare la qualità, per ottenere i risultati, per vivere intensamente, e cose così. Le aspettative servono a indurre una sopravvalutazione destinata a diventare frustrazione, e i grandi percorsi è meglio affrontarli con disincanto. In fondo anche la bicicletta è un dispositivo per viaggiare nello spazio e nel tempo.
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